PARA PACEM: L’ULTIMO NUMERO DELLA RIVISTA INCROCI

Manifestazione per la Palestina a Milano

Sono state molte le iniziative di solidarietà con il popolo palestinese di cui il mondo culturale e quello della musica si sono fatti interpreti da quando è iniziato il genocidio e quest’ultimo numero della rivista Incroci è certamente uno dei più completi e generosi.

Il titolo scelto però non è un semplice attestato di solidarietà, ma allarga la visione dell’iniziativa ed è quindi un valore aggiunto alla pubblicazione. Para pacem, preparare la pace è oggi il compito forse più importante che sta di fronte a tutti noi, nonostante la frustrazione, a volte la depressione che spinge a sentirsi impotenti. Occorre invece resistere in tutti i modi possibili e questo numero di Incroci lo fa a partire dal titolo che risponde all’altro miserabile slogan – Si vis pacem para bellum – ripetuto a iosa per pura retorica e mancanza di responsabilità.

In una recensione non è possibile rendere giustizia a tutti gli interventi presenti nel libro – cui rimando – e che merita una circolazione ampia e qualche iniziativa di supporto. Farò il mio percorso in questa pubblicazione, consapevole che sarà parziale, ma vedo che le recensioni crescono di numero e quindi quello che non c’è in una ci sarà in un’altra.

Gazaaaa grido corale in versi

La prima sezione è dedicata alla poesia e raccoglie un’antologia tratta da una rassegna ancora più ampia di testi pubblicati lo scorso anno sulla rivista.

Le testimonianze da Gaza sono una parte significativa, sia per l’ampiezza sia perché raccolgono le voci palestinesi e quelle di chi è impegnato nella solidarietà attiva sul territorio. Non una solidarietà da lontano e soltanto culturale. Per cominciare ne scelgo una che nel titolo già dice tutto:

A Gaza veniamo al mondo per morire

Si tratta della testimonianza di Khaled al-Quershali, tradotta in italiano da Amanda Minervini, come altre che seguiranno.

La prima occupazione di ogni giorno è trovare l’acqua, fondamentale per tutto. Khaled dice a un certo punto che solo per fare questo alla fine era già sfinito perché la mancanza di cibo toglie le forze. Poi gli spari dell’esercito israeliano e tutto quello che da parte dei governi occidentali si finge di non vedere. Sul versante ebraico la testimonianza di Shira Klein, sempre tradotta da Minervini è il volto, purtroppo minoritario, di un paese che si sta perdendo, come ha scritto Anna Foa.

Pax vobiscum Parole e figure di Nina Nasilli

Il lavoro di Nasilli è assai complesso, specialmente dal punto di vista grafico. A me ha colpito la scrittura, perchè non siamo più abituati alla calligrafia; non dico quella bella, ma neppure a quella normale. La tecnologia è sempre a somma zero e ciò che guadagnamo da una parte lo perdiamo dall’altra e la capacità di scrivere a mano è una di queste abilità che un po’ si sono perdute. Quanto sarebbe utile estendere all’Europa intera quanto deciso dal governo svedese e cioè che nella scuola i tablet non devono proprio entraci per dare spazio alla vecchia carta e alla scrittura a mano; non in stampatello, ma in corsivo. Certo, Nasilli riproduce la propria scrittura come se essa fosse a sua volta un disegno, ma rimane la suggestione della calligrafia, che potrebbe essere uno spunto anche per i palestinesi. Nelle condizioni disperate in cui si cerca di tenere comunque aperte le scuole, la mancanza di mezzi potrebbe essere persino una risorsa: tornare a praticare la scrittura a mano, la difficile padronanza del segno, il controllo che richiede: quello che manca a troppi occidentali!

Il saggio su Cassola di Daniele Maria Pegorari ci riporta a un autore molto amato ma anche molto criticato nel suo essere un po’ troppo nazional popolare. Invece Cassola è stato uno scrittore di grande coerenza proprio come difensore della pace e contro il riarmo. Riscoprirlo è anche un modo di non dimenticare la nostra storia letteraria del dopoguerra e la stagione neorealista. Poi la marcia Perugia Assisi, Danilo Dolci e altro.

Concludo con il saggio che Cecilia Monina dedica ad Alex Langer un altro dei grandi dimenticati da parte della cultura italiana. Un uomo di pace, lentezza e dolcezza come ricorda Monina. Langer ha compreso molte cose in anticipo con il suo sguardo di politico e impolitico al tempo stesso. L’autrice ricostruisce puntualmente le diverse sfacettature del suo impegno sociale, dando ai più giovani la possibilità di conoscerne e apprezzarne il pensiero.

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