
Im mondo è la casa della classe dominante. In “Crepuscolo” di Max Horkheimer
Un ritratto intellettuale di Walter Benjamin (1892-1940) personaggio multiforme dai svariegati interessi, un’esistenza piena conclusasi tragicamente con il suicidio durante il tentativo di fuggire dal nazismo per rifugiarsi negli Stati Uniti.
Romanò sottolinea i momenti salienti della sua vita:
“Il primo dei binari inizia nel 1915, l’anno in cui incontra per la prima volta Gershom Scholem; il secondo nel 1924 quando conosce Asja Lācis. Nel mezzo, un incontro del 1919 con Ernst Bloch e l’inizio di un terzo periodo, meno lineare e più carsico degli altri, ma molto importante”.
Ho sempre considerato, evidentemente sbagliando Benjamin uno dei componenti della Scuola di Francoforte, questo saggio mi fa dubitare di tale interpretazione. C’è un Benjamin comunista che condanna lo stalinismo e la distruzione di quello spirito “libertario” e di rinnovamento culturale nei primi anni dopo la rivoluzione. Basti pensare al cinema (Ėjzenštejn, Vertov, Pudovkin), alla letteratura, all’arte, alla poesia, alla critica (Majakovskij Chagall, Esenin, Cvetaeva, Kandinskij, Cvetaeva, Šklovskij). Anche la compagna di Benjamin, Asja Lācis pagò la sua volontà di cambiamento condannata ai lavori forzati dal 1938 al 1948. Tutto distrutto e cancellato da Stalin e dal realismo socialista.
L’altro forte legame è con il surrealismo, soprattutto con Breton. Il surrealismo, in molti suoi aspetti, ricalca le scissioni continue dei movimenti di sinistra. Infatti anche in quel movimento ci furono molti ribelli contro il padre-padrone Breton.
“Benjamin comprende che per Breton la rivoluzione assomiglia molto più alla preparazione di una festa. Rifiuta tale deriva, ma altrettanto rifiuta la banale evidenza staliniana e socialdemocratica.”
Quando lessi “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” rimasi folgorato dal pensiero dell’autore. L’hic e nunc, la perdita dell’aura, il valore cultuale e quello espositivo. Considera positivamente la cultura di massa, soprattutto il cinema, l’atteggiamento valutativo che dovrebbe formare una coscienza superiore. Non la pensavano allo stesso modo gli altri componenti della Scuola di Francoforte, critici della cultura di massa, bisogna però ricordare che Benjamin non visse il periodo americano come accadde per gli esuli tedeschi.
Conclude così Romanò:
“Quello che Sholem e Adorno non compresero mai di lui e che lo distanzia in modo definitivo anche dalla scuola di Francoforte, è che Benjamin non rinunciò in alcun momento della sua vita all’esemplificazione e alla messa alla prova di ciò che pensava. Poteva sbagliare come fanno tutti coloro che fanno, ma una frase come quella pronunciata da Adorno nel 1966, – l’idea di cambiare il mondo è fallita – non fa parte del vocabolario di Benjamin.” Adorno rifiutò e condannò le rivolte studentesche del ’68, altri le sostennero (soprattutto Marcuse), Benjamin sarebbe stato dalla parte di Marcuse e non di Adorno.
