LA CESURA

Il sub comandante Marcos

Premessa

Il nuovo libro di poesia che sta nascendo implica come sempre un attento lavoro di montaggio. Un testo, anche se ritenuto buono e pubblicabile, deve essere coerente con il libro, che non è una semplice raccolta di testi o perlomeno non ho mai inteso che così fosse. Viene allora il momento della scelta e alla fine ho deciso che la poesia riportata alla fine di questa premessa, nel libro non ci può stare. Tuttavia, si tratta di un testo che considero importante, sia per la mia evoluzione come scrivente di testi poetici, sia perché esso costituì un momento di svolta anche per altre questioni che possiamo definire politiche. Ho deciso allora che nel blog questa poesia ci può stare, rifacendone anche la storia che l’ha preceduta e la situazione particolare in cui nacque.

Nell’estate del 1996 partecipai insieme a mio figlio Ulisse, allora quindicenne, al primo incontro intercontinentale contro il neoliberismo, che si svolse in Chiapas presso le comunità zapatiste organizzate dall’EZNL. Andò tutto bene e nella stessa estate, ma successivamente, anche mia moglie Laura fece parte della missione internazionale che faceva da cuscinetto fra le comunità zapatiste e l’esercito messicano. Andò bene anche a lei pur con qualche tensione in più. Ci ritrovammo tutti a casa a settembre e decidemmo subito che l’anno successivo saremmo andati tutti e tre, questa volta insieme, al secondo incontro che si sarebbe tenuto in Andalusia.

L’atmosfera in Spagna era ovviamente meno tesa, sebbene la polizia iberica ci tenesse d’occhio. Il dibattito invece, rispetto all’anno prima, fu assai più confuso, per demerito in larga parte delle delegazioni europee e occidentali in senso lato. I rappresentanti messicani e quelli degli altri movimenti del sud del mondo non sempre capivano certe prese di posizione. Tuttavia, anche il secondo incontro alla fine andò bene e la decisione più importante fu di continuare a Porto Alegre, cosa che sarebbe avvenuta credo due anni dopo.

Finito il convegno decidemmo di restare in Spagna e ci dirigemmo verso nord, Ulisse rientrò a Milano in aereo qualche giorno dopo, Laura ed io proseguimmo verso la Galizia e la regione di Cantabria. Appena arrivati in tardo pomeriggio da quelle parti ci imbattemmo del tutto casualmente in una festa celtica, dove fra l’altro imparammo un modo inusuale e divertente di servire il sidro, il vino di mele assai noto da quelle parti come in tutta la Gran Bretagna e l’Irlanda. Chi serviva teneva la bottiglia molto in alto sopra la testa e lasciava cadere il liquido spumeggiante nel bicchiere con grande abilità. Decidemmo di fermarci e di partecipare alla serata: musica, balli, buon cibo. A me però il giorno dopo accadde qualcosa di strano: cominciai, prima consapevolmente, poi trascinato dal flusso di immagini, a unire chi avevamo incontrato in Andalusia al convegno, con chi aveva partecipato a quella festa, noi compresi. Il testo che nacque è quello qui di seguito e la chiosa politica mi apparve subito fin da allora molto chiara: quei due eventi segnarono l’inizio del mio distacco dalla sinistra novecentesca, a cominciare da qualcuno che all’ultimo momento si era tirato indietro. Capivo benissimo anche le ingenuità del nuovo che stava nascendo, ma era pur sempre meglio di quello che lasciavo. Poi sarebbe arrivato il movimento Occupy Wall Street, Genova, le torri gemelle e tanto altro ancora, compreso incontri diversi che avrebbero portato alla nascita di altre piccole imprese. La riscoperta del femminismo, la rivista online Overleft e anche un ritorno più consapevole alla critica e alla poesia. Naturalmente le cesure hanno anche i loro momenti di stasi, di parziali tentativi di recupero, le anse e i vuoti. I tagli netti sono rari e spesso sono forzature, a meno che siano dettati da necessità che non hanno vie d’uscita possibili.

***

Cantico andaluso galiziano

C’era l’uomo volteggiante occhi di Goya

l’outsider che cercava un’altra chance

due donne lontane, un’orchestra,

chi guardava ai bordi della piazza,

solo accennando un passo di danza,

un lieve mormorio delle spalle…

C’era chi lanciava sguardi nella mischia

tenendosi a distanza a bere sidro

cornamuse celtiche, volti

di Cantabria tracimanti ebbrezza,

odor di fritto misto e selvaggina

suoni aggrovigliati e voci roche

¿ Aqui se cambia el mundo compañero ?

C’erano due giovani in cerca di speranza

due anziani in cerca di conferme

donne ridenti la risata che li seppellirà

mira, Here we have our friend Steve

who sings the songs of winners compañeros,

and speak their fucking language…

S’aggirava smarrito un messicano vero e

lanciava in alto grida e sombreros

insieme a due vecchi militanti

con i piedi nudi e consumati

che cercavano riposo nella calle.

C’era chi era venuto con la testa altrove

e ballava perché bene istruito,

c’era chi voleva ballare solo

certe musiche e chi ballarle tutte.

C’era lo sguardo di chi parla,

di chi ascolta e con l’altro

non s’incontra mai, chi andava,

chi veniva, chi seguiva tutto dai

giornali e s’arrabbiava

non smetteva d’inquisire

ma dimmi com’è andata compañero

“C’era l’uomo volteggiante occhi di Goya

l’outsider che cercava un’altra chance”

“Ma no, tu menti, non ricordi bene”

E allora deluso si volgeva a

qualcun altro e un poco triste s’acquietava

tornando a un libro, a un documento.

È che nelle cose bisogna esserci

almeno una volta tutti interi…

anche da piccoli, anche fingendo

attaccati a un lembo, battuti, ironici

semplicemente incoscienti

lì per un filo, appesi e invece

Cos’è questo un tango? Una mazurka

E guarda quei due … sono un corpo

solo, un amalgama perfetto … e tu

Io? Guardo, osservo mi diverto,

passavo di qui perché?

E ora zitti e poi al segno

ognuno faccia il proprio verso

Ci rivedremo e dove compañero?

Brasile, Filippine, Marocco, Nuova Zelanda?

Nella foresta tropicale

balleremo una danza immortale

navigheremo con le piroghe e

pianteremo fiori sulla rotta

di Aguirre e Fitzcarraldo,

cercheremo miraggi,

vecchi dei. Non ci credi compañero?

Ma il mondo è tutto qui in una mano,

non era forse questo che sognavi?

Resta insieme a noi, ci sarà posto

per le tue bandiere, insieme ad altre,

ci sarà posto per la nostra lingua

ma non siamo più i soli a parlare.

Nella stanca terra occidentale

il tuo sogno era diventato

un incubo lo sai. Coltiva nel silenzio

la passione urlata, ma non buttarla via

tienila stretta, fanne uno scrigno erratico

lascia stare Prometeo, oppure invitalo

a cena qui con noi, il cielo

da assalire non è altrove, il fuoco

lo accenderanno loro.

Festa popolare